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Europa delle regioni vs. Europa delle banche



L'idea di un'Europa unita nasce dal fatto che i suoi popoli, incontrandosi e scontrandosi lungo più di due millenni, han finito per maturare valori dalle diverse sfaccettature in dipendenza delle diverse etnie e habitat ma dalle basi condivise: il lavoro come categoria fondamentale della vita, la democrazia, la libertà religiosa, la laicità dello stato, la responsabilità nella procreazione, il rispetto per la donna, il valore della scienza.
Anche il Cristianesimo, comunque lo si voglia intendere, ha costituito un potente elemento unificatore.
Per questo è lecito parlare di una comune cultura europea, ricca per l'essere costituita da diverse interpretazioni di uno stesso insieme di valori fondamentali. L'essere cittadini europei o di qualsiasi altra nazione è sempre il risultato di un lunghissimo processo storico che lentamente matura nelle coscienze individuali un senso di appartenenza psicologica e territoriale.
Un foglio di carta con sopra un timbro non è sufficiente.

Pare invece che alla nascita dell’Unione europea (1992, Trattato di Maastricht) presenziassero solo banchieri ed economisti.
Il trattato, infatti, e l’idea che sottende al di là delle belle parole di prammatica, riguarda essenzialmente l'organizzazione finanziaria ed economica dell'Unione e la nuova moneta la quale, fatto unico nella storia, nasce prima della comunità sociopolitica cui è destinata.

La parte del Trattato che si potrebbe definire 'sociale' prevede che i popoli saranno uniti ma distinti fra loro. Contradditoriamente però, negli articoli 130H-1, 130-1, 130-J, prescrive che essi dovranno adeguarsi agli stessi 'indirizzi comuni' negli ambiti della cultura, della ricerca, dell'istruzione, dell'ambiente, della sanità, della politica estera e dell'ordine interno.
Per ora non è ancora dato un indirizzo comune su come vestirsi.
Ci si domanda allora chi decide su questi 'indirizzi', cosa resti della 'distinzione' e soprattutto cosa resti della libertà.
Ad esempio, al proposito della libertà di ricerca scientifica, l'antropologa Ida Magli scrive:
Si pensi quali sarebbero in Italia le reazioni se domani il Ministro competente decretasse quali indirizzi debbano seguire tutti i Dipartimenti di Fisica delle Università italiane (magari quello quantistico piuttosto che quello relativistico). Eppure è questo che in concreto è stabilito nel Trattato di Maastricht. Ma nessuno ne parla. Le norme del Trattato di Maastricht sono così sicure da dettarci nei più minuti particolari perfino il cammino per produrre scienza e arte. Lo spirito che le ha dettate è sempre lo stesso: dominarne i risultati unificando le strade attraverso la molla del denaro.
Naturalmente chiunque resterebbe libero di lavorare nell'ambito di sua vocazione, a proprie private spese, s'intende.

Sembra dunque che l'obiettivo da raggiungere sia il totale appiattimento dei popoli europei entro un unico schema mediante la sistematica eliminazione di qualsiasi differenza psicologica, culturale, sociale, etica, estetica, politica, e la riduzione del futuro cittadino europeo a produttore/consumatore di merci, senza storia né memoria: 375 milioni di individui governati da una Commissione non eletta di 20 persone cui a Bruxelles fa schermo da curiosità indiscrete un parlamento fantoccio privo di poteri decisionali, ed amministrati da un colossale apparato burocratico.
Un programma di smantellamento identitario mai concepito prima nella storia umana, cui si accompagna la rapida diluizione della popolazione europea per le ondate migratorie che da anni si susseguono senza sosta.

Le identità sono la memoria dei tentativi che nella loro storia i vari gruppi umani hanno compiuto per sopravvivere ed evolvere nei differenti habitat del pianeta. Vi sono comprese anche le esperienze fallimentari e gli errori commessi, utili dati per renderne meno probabile la ripetizione. Sono un patrimonio di valore inestimabile e vanno custodite con cura.
Un'Unione che si rivolgesse ai popoli d'Europa e alle loro regioni, spesso non coincidenti con i confini statali, anziché privilegiare moneta e banche, e che avvicinasse i centri di potere ai cittadini mediante una struttura regionale confederale anziché concentrarlo a Bruxelles ancor più di quanto oggi già lo sia nei vari stati nazionali, garantirebbe il rispetto dei patrimoni identitari e storici, risulterebbe più adeguata alle diverse situazioni locali, eviterebbe il pericolo di un potere centralizzato sempre più grande e lontano ed otterrebbe più consenso e simpatia di quanto ne abbia oggi il tipo Europa che ci stanno proponendo o, più spesso, imponendo.

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