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Gastaldi

Opere e biografie pittori

Andrea Gastaldi (Torino 1826-1889).

Compì i primi passi nella pittura da autodidatta, ma fu probabilmente influenzato nelle sue scelte da Giovanni Volpato, fratello della madre, accademico dell'Albertina, restauratore e ispettore della pinacoteca privata del re. Seguendo il suo consiglio si iscrisse all'Accademia Albertina, allora diretta da G.B. Biscarra.Il suo esempio e quello degli altri insegnanti, quali G. Gaggini e P. Pelagi, come pure le tendenze prevalenti nella cultura artistica torinese, lo indirizzarono verso l'adozione di un impianto formale classicheggiante, con palesi richiami alla pittura italiana del Cinque e del Seicento, appresa anche attraverso le raccolte dell'Albertina.

Convinto fin dal principio della funzione educativa ed edificante dell'arte, aderì alle poetiche del romanticismo storico, del quale sarebbe presto divenuto uno degli interpreti più apprezzati. Tra il 1850 e il 1851 andò in viaggio a Roma e a Firenze per completare e approfondire la sua formazione attingendo direttamente alle fonti dell'arte antica.

Rientrato a Torino, nel corso del 1852 ricevette dal Consiglio comunale la sua prima commissione pubblica ed eseguì l'affresco
I prigionieri piemontesi di Gundebaldo re di Borgogna liberati da s. Epifanio e da s. Vittore posto sulla lunetta del portale maggiore della chiesa di S. Massimo. Nel medesimo anno esordì nella pittura di storia dipingendo Il primo moto del Vespro siciliano (Roma, Galleria nazionale d'arte moderna), con il quale riprese un soggetto di successo, accostandosi sia nel tema sia negli esiti figurativi all'esempio di Hayez. Il dipinto fu esposto alla Promotrice insieme con Il sogno di Parisina (Filadelfia, The Pennsylvania Academy of the fine arts), nel quale l'efficacia narrativa è affidata, anzitutto, al violento irrompere della luce che si addensa sui personaggi. L'opera, ispirata dal poemetto Parisina di G.G. Byron, segnò l'entrata del G. nel filone letterario della pittura romantica.

Dal maggio del 1853 fino al 1859 è documentata la sua presenza a Parigi. All'Esposizione universale parigina del 1855 ottenne la "mention honorable" con
Il sogno di Parisina e Il prigioniero di Chillon (Oslo, Galleria nazionale), trattato con crudo realismo.

Il 27 maggio 1858 divenne professore di pittura dell'Accademia Albertina.

Rientrato da Parigi si stabilì definitivamente a Torino a partire dal 1860. Nel corso degli anni seguenti fu chiamato a ricoprire importanti incarichi ufficiali, che ne sancirono il prestigio ormai consolidato. Durante la Promotrice del 1860 grandi elogi furono tributati all'opera
Pietro Micca nel punto di dar fuoco alla mina volge a Dio e alla patria i suoi ultimi pensieri (Torino, Galleria civica d'arte moderna), che ottenne il premio di Breme dell'Accademia Albertina.

L'attività del G. per commissioni pubbliche proseguiva con la partecipazione alla decorazione dello scalone monumentale del palazzo reale di Torino, dove gli artisti coinvolti nell'impresa, tra cui V. Vela, E. Gamba e G. Bertini, furono chiamati a celebrare la storia della dinastia sabauda.

Alla prima Esposizione artistica italiana di Parma, svoltasi nel 1870, l'artista vinse la medaglia d'argento con il dipinto
Un dramma dell'epoca preistorica in una famiglia dei primi abitanti delle Alpi (Torino, Galleria civica d'arte moderna), che suscitò le riserve di T. Signorini e C. Boito. Qui il G. si trovò ad affrontare un tema del tutto inconsueto per l'arte, ma oggetto di studio negli ambienti scientifici. La sua attenzione fu probabilmente attirata dalle ricerche del fratello Bartolomeo, professore di geologia e mineralogia presso la Scuola di ingegneria di Torino e pioniere nel campo della paleontologia.

A un diverso clima culturale sembra preludere la
Saffo del 1872 (Torino, Galleria civica d'arte moderna), che mostra una precoce tendenza verso il simbolismo alla Böcklin. L'opera comparve nel 1872 alla II Esposizione nazionale di belle arti di Milano e un anno dopo all'Esposizione universale di Vienna.

Pittore legato essenzialmente alla rappresentazione della figura umana, nelle sue varie connotazioni psicologiche, il Gastaldi non indulse in altri generi pittorici, benché all'interno della sua produzione debbano annoverarsi alcuni paesaggi e studi di osservazione della natura, che però non paiono aver rivestito un carattere autonomo.

(Estratto dal Dizionario Treccani)




Andrea Gastaldi,
Pietro Micca nel punto di dar fuoco alla mina volge a Dio e alla patria i suoi ultimi pensieri
1858 (Torino, GAM)





Andrea Gastaldi,
Un dramma dell'epoca preistorica in una famiglia dei primi abitanti delle Alpi
1870 (Torino GAM)

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